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Week-end : visitare Napoli in 3 giorni

Week-end : visitare Napoli in 3 giorni

(Campanie, Italie)

©Andreja Potocnik/iStock

Vicoletti lastricati di lava, chiese barocche ad ogni angolo, pizza da gustare al volo e catacombe scavate nel tufo: Napoli trascina in un vortice di sapori, patrimonio e fervore popolare. Ecco un itinerario di tre giorni per scoprire l'essenza della città.

Giorno 1: Dal cuore storico di Napoli alle catacombe della Sanità

  • Mattina
    Arrivati a Napoli, la prima meta è Spaccanapoli, la celebre via rettilinea ereditata dall’antico tracciato di Neapolis che fende il centro storico da est a ovest. Si cammina tra vicoli lastricati di pietra lavica, facciate dai toni arancioni, portoni socchiusi su cortili segreti e una miriade di chiese. C’è solo l’imbarazzo della scelta su che cosa soffermarsi. A Santa Chiara, il chiostro delle Clarisse costituisce uno dei monumenti più singolari e articolati della città, con i suoi 64 pilastri rivestiti di maioliche dipinte con paesaggi campestri e scene di vita popolare, risalenti al 1740. Nelle vicinanze, Sant’Anna dei Lombardi conserva nella sagrestia gli affreschi di Giorgio Vasari e, nella cappella Correale, un’Annunciazione scolpita da Benedetto da Maiano. Da non perdere inoltre la Cappella Sansevero, dove il Cristo velato di Giuseppe Sanmartino (1753) incanta ogni visitatore: le pieghe del velo di marmo seguono il corpo di Cristo con una delicatezza che sfida la materia. Altra meta, più defilata, è San Giovanni a Carbonara con la cappella Caracciolo del Sole, la cui pavimentazione in maiolica blu e le pitture murali del XV secolo compongono una decorazione incantevole.
  • Mezzogiorno
    Tornando su via San Biagio dei Librai, merita una pausa gastronomica Il Cuoppo, una friggitoria che propone cartocci di frittura e specialità di street food napoletano da gustare camminando tra botteghe degli artigiani e vetrine che espongono statuine del presepe.
  • Pomeriggio
    Dopo pranzo, ci si dirige verso il Rione Sanità, un quartiere popolare dai forti contrasti che vanta alcune tra le dimore storiche più belle della città. Prima tappa alle Catacombe di San Gennaro, scavate nel tufo su due livelli, che custodiscono le prime raffigurazioni conosciute del patrono della città, risalenti al V secolo. Si prosegue poi fino al Cimitero delle Fontanelle, un ossario ricavato in un’antica cava. Chiuso per sei anni, il sito ha riaperto nel 2026 in seguito a lavori coordinati da Renzo Piano. Ci si aggira tra file di teschi e ossa, cupi promemoria della peste del 1656, che uccise quasi 250.000 napoletani. Tra questi, il teschio del Capitano, custodito in un’urna di vetro, resta il più venerato.
  • Sera
    Di ritorno a Spaccanapoli, la giornata si conclude con una prima pizza napoletana all’Antica Pizzeria da Michele, istituzione fondata nel 1870. Non c’è da esitare a lungo: il menù si limita a due opzioni, margherita e marinara, e la fila all’esterno conferma la fama di questo storico locale.
(Campanie, Italie)

©demerzel21/Getty Images Plus

Giorno 2: Tornando su via Toledo fino a Mergellina, tra palazzi reali e lungomare

  • Mattina
    Per questa seconda giornata, si scende lungo via Toledo partendo da piazza Dante, un vasto emiciclo progettato da Luigi Vanvitelli. Sulla destra si aprono i Quartieri Spagnoli, un reticolo di stradine tracciato nel XVI secolo per alloggiare le truppe spagnole. Qui i panni stesi sventolano ancora sui balconi e i ritratti di Maradona vegliano sugli abitanti. Il quartiere resta fedele alla sua fama popolare: all’angolo nord, il mercato di via Pignasecca allinea banchi di pesce, frutta e formaggi in un’animazione costante.
    Proseguendo verso sud, la Galleria Umberto I, passaggio coperto inaugurato nel 1890, mostra la sua cupola di vetro e ferro battuto alta 57 metri. Si sbuca poi in Piazza del Plebiscito, delimitata da un lato dal Palazzo Reale e dall’altro dal colonnato neoclassico di San Francesco di Paola, ispirato al Pantheon di Roma. Subito accanto, le Gallerie d’Italia offrono una panoramica dell’arte napoletana dal XVII al XIX secolo. Vi si ammira in particolare il cupo Martirio di sant’Orsola del Caravaggio, dipinto nel 1610, poche settimane prima della sua morte.
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Una tappa insolita

Dietro piazza del Plebiscito, si scendono i 90 gradini della Galleria Borbonica, uno dei luoghi più insoliti di Napoli: un tunnel di 430 metri realizzato nel 1853 da Ferdinando II per fuggire dal palazzo reale in caso di rivolta. A 25 metri sottoterra, si scoprono una cisterna romana, delle cave e un acquedotto del 1626.​​​​​​​​​​​​​​​​

  • Mezzogiorno
    Non lontano dalle Gallerie d’Italia, ci si ferma da Zia Esterina Sorbillo per gustare la sua iconica pizza fritta, un impasto gonfio e ripieno di ricotta e cicoli: da mangiare al volo.
  • Pomeriggio
    Da Piazza del Plebiscito, ci si sposta verso ovest nel quartiere Chiaia, dove si susseguono boutique di designer e atelier di moda, prima di raggiungere il Lungomare, una passeggiata di tre chilometri lungo la baia. Si passeggia respirando la brezza marina, con le barche che oscillano ai piedi di Castel dell’Ovo e il Vesuvio che si staglia a est. Seguendo la costa, ci si spinge fino al porto di Mergellina, dove si può prendere un aperitivo (con moderazione) di fronte al vulcano, con la collina del Vomero e Castel Sant’Elmo sullo sfondo.
  • Sera
    Per la cena, si può optare per Palazzo Petrucci, un ristorante di pesce arroccato sulle alture di Posillipo, oppure per uno degli indirizzi bistronomici di Chiaia: Joca, per una cucina mediterranea inventiva, o Urubamba, se si preferisce la cucina Nikkei.
(Campanie, Italie)

©vololibero/iStock

Giorno 3: Dal belvedere del Vomero ai tesori del Museo Archeologico

  • Mattina
    Per quest’ultimo giorno a Napoli, la funicolare di Montesanto porta fino al Vomero, un quartiere residenziale che domina il centro dall’alto. Si costeggia prima Castel Sant’Elmo, un’austera fortezza con pianta stellare a sei punte eretta nel 1537, per poi raggiungere la Certosa di San Martino, un complesso trecentesco splendidamente rimaneggiato nel Seicento. Il grande chiostro, immacolato, si apre sulla baia e sul Vesuvio. All’interno della chiesa, intarsi di marmo policromo rivestono quasi interamente le pareti. La visita si conclude con la collezione di presepi napoletani del museo, una tradizione ereditata dal XVIII secolo e portata avanti dai maestri artigiani di via San Gregorio Armeno.
  • Mezzogiorno
    Si pranza sulle alture del Vomero oppure, se il tempo è bello, si può optare per un picnic sotto i pini marittimi di Villa Floridiana. Nel menù: una bruschetta e la tipica sfogliatella da Ventimetriquadri, un bar premiato del quartiere.
  • Pomeriggio
    Scendendo verso il centro, si raggiunge il Museo Archeologico Nazionale, che raccoglie una delle più importanti collezioni di antichità greco-romane al mondo. Al piano terra, il Toro Farnese, un gruppo scultoreo di 24 tonnellate intagliato in un unico blocco di marmo nel II secolo a.C., affianca l’Ercole Farnese, copia romana di un bronzo greco del IV secolo. Al piano superiore, si ammira il mosaico della battaglia di Alessandro, proveniente dalla Casa del Fauno a Pompei, che mostra cavalieri e lance con un senso del movimento straordinario. Nelle sale successive, gli affreschi vesuviani sfoggiano rossi brillanti ottenuti dal cinabro importato dalla Spagna, un pigmento costoso con cui i proprietari esibivano la propria ricchezza.
  • Sera
    A fine giornata, si procede verso piazza Bellini, a due passi da via Santa Maria di Costantinopoli, per un ultimo giro nel centro di Napoli. Si cena poi da Januarius, un locale campano fedele alle ricette tradizionali: polpo alla Luciana (con capperi e olive), ziti al ragù o baccalà accompagnato da indivia alla napoletana. Se possibile, vale la pena concludere la serata al Teatro San Carlo, il più antico teatro lirico d’Europa (1737) ancora in attività.
(Campanie, Italie)

©Andreja Potocnik/iStock

Un giorno in più?

Con un giorno in più a disposizione si possono esplorare i dintorni di Napoli, sebbene la scelta sia ardua. Prima opzione: raggiungere Pompei o Ercolano, a circa trenta minuti, per camminare tra i resti delle città pietrificate dall’eruzione del 79. In alternativa si può prendere un traghetto per Procida, la più piccola delle tre isole del golfo.  Si sbarca a Marina Corricella, le cui facciate pastello digradano verso il mare, per godersi una giornata dal ritmo insulare prima di rientrare a Napoli.

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