Itinerario gastronomico nel Périgord, da Périgueux a Sarlat-la-Canéda
Itinerario gastronomico nel Périgord, da Périgueux a Sarlat-la-Canéda

©EoNaYa/iStock
Da Périgueux a Sarlat-la-Canéda, questo itinerario attraversa le terre del Périgord bianco, verde e nero. Si attraversano strade collinari, si costeggia la Dordogna, si fanno acquisti nei mercati locali e si visitano i mulini dove si tramandano gli antichi mestieri. Ogni sosta invita ad assaporare, osservare e comprendere un territorio radicato nella quotidianità.
Tappa 1 – Périgueux, capitale del Périgord bianco
La prima tappa conduce a Périgueux, capitale gastronomica e storica del Périgord, dove il mercato del Coderc si anima fin dalle prime ore dell’alba. Sotto le halles (i mercati coperti), produttori e artigiani presentano foie gras, pollame, tartufi freschi e noci dorate. Ci si aggira tra le bancarelle, si osservano i gesti precisi dei salumieri e si riparte con le braccia cariche di provviste. A pochi passi di distanza, l’Espace du 6ᵉ Sens celebra il famoso paté di Périgueux. Si assaggia questa specialità locale che unisce ripieno di maiale, foie gras e tartufo nero del Périgord.
Si prosegue poi verso il centro storico, dove le stradine acciottolate convergono verso la Cattedrale di Saint-Front, con le sue eleganti cupole d’ispirazione bizantina. Ovunque, le facciate scolpite dei palazzi nobiliari raccontano la storia di un fiorente passato commerciale. Si ammirano le finestre finemente lavorate e ci si lascia tentare dalla cucina gourmet e del territorio di Hercule Poireau o del Café Louise. Nel pomeriggio, si visita il Museo Archeologico di Vesunna, progettato da Jean Nouvel. Le passerelle sospese permettono di scoprire un’autentica casa gallo-romana, una testimonianza sorprendente dell’antica città.
A Neuvic, merita una sosta il Moulin de la Veyssière per scoprire i segreti dell’olio di noci del Périgord DOP. Si osserva la frantumazione delle noci e la successiva spremitura a caldo prima di godersi la degustazione e comprendere meglio tutta la sottigliezza di questo sapere artigianale.

Truffes noires
Tappa 2 – Brantôme, la Venezia verde del Périgord
Si segue la D939 da Périgueux; i paesaggi si addolciscono, i prati si coprono di salici e, poco a poco, appare la città di Brantôme adagiata in un’ansa della Dronne. Il venerdì, il mercato si tiene sul Ponte dell’Abbazia e sulle banchine circostanti. Si fa un giro tra le bancarelle e si fa il pieno di formaggi di capra, mieli dorati e confetture di frutta locale.
La passeggiata prosegue nelle vie fiancheggiate da case porticate. Nel negozio Bouffier et Fils, si scambiano due parole con i proprietari che perpetuano, da diverse generazioni, la tradizione del foie gras. Si raggiunge quindi l’abbazia benedettina di Saint-Pierre per visitare la misteriosa grotta detta “del Giudizio Universale”, dove bassorilievi medievali scolpiti nella roccia evocano le credenze di un tempo. Al calar della sera, ci si attarda sulle rive prima di cenare al Moulin de l’Abbaye, ristorante stellato della Guida Michelin affacciato sul fiume.

Le Moulin de l’Abbaye à Brantôme (Nouvelle-Aquitaine, France)
Tappe 3 e 4 – Thiviers e Saint-Jean-de-Côle, viaggio nel Périgord verde
Direzione nord, verso gli altipiani ondulati del Périgord verde. A Thiviers, il sabato mattina, la piazza centrale si riempie del fermento delle fiere. Ci si aggira tra le bancarelle di pollame, ceste di noci e panieri di funghi. In inverno, i mercati del foie gras (da novembre a marzo) e dei tartufi (da dicembre a marzo) animano la città. I produttori incontrano i mediatori, perpetuando una tradizione ben radicata: il foie gras si contratta al chilo, i tartufi si pesano come tesori. Il resto dell’anno, basterà recarsi al P’tit Comptoir per fare il pieno di specialità di prim’ordine.
In dieci minuti si raggiunge Saint-Jean-de-Côle, classificato fra i borghi più belli di Francia. Dopo aver attraversato il ponte medievale, si costeggiano le facciate a graticcio e si scopre, all’angolo di una stradina, il Castello di Marthonie. Una tappa di grande interesse storico-artistico più tranquilla, che offre un bell’assaggio dell’architettura del nord del dipartimento e del suo savoir-faire artigianale.

Saint-Jean-de-Côle et son vieux pont (Nouvelle-Aquitaine, France)
Tappa 5 – Terrasson-Lavilledieu, dalla fabbrica di cioccolato ai giardini pensili
Raggiungendo la D704, la strada attraversa dei paesaggi rurali tipici fino alle porte del Périgord nero. Infine si raggiunge Terrasson-Lavilledieu, dominata dalla sua elegante abbazia romanica. Si scende verso il borgo antico lungo le stradine acciottolate, dove le case in ardesia si allineano al di sopra del Pont Vieux (Ponte Vecchio). Appena fuori dal centro, il museo del Cioccolato Bovetti, creato da un artigiano piemontese nel 2002, descrive dettagliatamente le fasi di trasformazione del cacao. Vi si scoprono gli stampi, gli abbinamenti di spezie e si assaggia un frammento profumato ai frutti del Périgord.
Per il pranzo, ci si accomoda al Moulin de l’Imaginaire, ristorante affacciato sulla Vézère con vista sul Pont Vieux. Poi si raggiungono i Jardins de l’Imaginaire (aperti da aprile a settembre), vasta composizione di 13 scene vegetali allestite al di sopra della valle della Vézère. Si cammina tra i pergolati, le fontane e le scale d’acqua che collegano le terrazze. Il panorama sui paesaggi circostanti chiude la visita in bellezza.
Si consiglia di alloggiare all’Hôtel de Bouilhac a Montignac e di prenotare una visita mattutina di Lascaux IV prima di rimettersi in viaggio verso Rocamadour. La ricostruzione della grotta si scopre in una luce apposita, con spiegazioni sulle tecniche di pittura preistorica.
Tappa 6 – Rocamadour, tra patrimonio medievale e formaggio DOP
Da Terrasson, la strada si snoda in direzione del causse di Gramat, alle porte della valle della Dordogna. Si scorgono quindi le case sovrapposte di Rocamadour, addossate alla falesia. Si lascia l’auto in basso e si entra a piedi nella città medievale. Le stradine si inerpicano tra le facciate serrate fino a raggiungere la Scala dei Pellegrini. Si fa una sosta alla Basilica di Saint-Sauveur e alla Cappella della Vergine Nera, prima di raggiungere il belvedere che domina il canyon dell’Alzou.
Sull’altopiano, la Fattoria Lacoste apre le porte ai visitatori. Qui le capre pascolano liberamente e il loro latte produce il Rocamadour DOP, un piccolo formaggio modellato con il mestolo. Si visitano le stalle, si osservano le cantine di affinamento e si degusta la specialità locale su una fetta di pane alle noci. Si riparte con alcune cassette accuratamente imballate, testimonianza di un savoir faire ancora vivo.
Tappa 7 – Sarlat-la-Canéda, capitale del Périgord nero
L’ultima tappa conduce a Sarlat-la-Canéda, gioiello del Périgord nero. Nella città vecchia, le facciate di pietra color miele, i palazzi nobiliari e i vicoli ricordano la prosperità dei mercanti del XV secolo. Si visita la Cattedrale di Saint-Sacerdos, poi il mercato coperto allestito nell’antica chiesa di Sainte-Marie, riqualificata da Jean Nouvel. Qui i produttori propongono foie gras, confit, miele del Sarladais… Si prosegue verso il Comptoir Authentique e Foie Gras Lagrèze, due aziende legate alla tradizione dell’anatra in tutte le sue forme: blocco, intero semi-cotto, magret essiccato.
A due chilometri dal centro, i Noceti del Lander completano questa tappa nei dintorni di Sarlat. Si attraversano i frutteti, si assiste alla raccolta delle noci e si scopre il processo di spremitura dell’olio. La visita si conclude con una degustazione di torte ai gherigli di noce, l’ultimo sapore del viaggio.
In inverno, Sarlat vive al ritmo delle sue fiere gastronomiche: la Festa del Tartufo a gennaio e la Festa dell’Oca a marzo. Si assiste allora all’asta dei tartufi, si scambia qualche parola con i produttori e si degustano ricette locali in Piazza della Libertà.
A una decina di chilometri da Sarlat, i Giardini di Marqueyssac dominano la valle della Dordogna, con 150.000 bossi potati a mano che compongono un labirinto vegetale unico. I belvedere offrono splendide vedute sulle falesie e sui meandri del fiume.

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